L'Enigma Murato a Ca' 'd la Mariòcia
Nascoste tra le tessiture murarie di una dimora rurale del Seicento, tre pietre di recupero hanno custodito per secoli un segreto che sfida l'oblio del tempo. Il ritrovamento, avvenuto presso Casa Ciocci, nota localmente come Ca' 'd la Mariòcia, si deve alla sensibilità di Mirella Ciocci, che segnalò i reperti a Ivan Tintorri, appassionato cultore di storia appenninica. La successiva analisi di Adolfo Zavaroni, specialista in epigrafia italica, ha svelato come questi blocchi di arenaria siano, in realtà, testimoni silenziosi di una resistenza culturale dimenticata.
Siamo sul tracciato della via Romea Nonantolana. In questo crocevia tra Modena e Pistoia, le pietre sono rimaste "nascoste in piena vista" per secoli, custodi di una voce che non appartiene ai costruttori della casa, ma al popolo che millenni prima abitava queste vette.
Queste vestigia non sono semplici ornamenti, ma le grida di un popolo che ha inciso sulla pietra la propria visione dell'infinito.
I Friniati: Un Popolo Indomito tra le Ombre dell'Appennino
I Liguri Friniati rappresentano un'eccezione straordinaria nel panorama dell'Italia antica. Protetti dall'isolamento naturale delle valli del Frignano, agirono come un'enclave di resistenza culturale mentre il resto della penisola soccombeva all'omologazione di Roma. Per questo popolo, la montagna non era solo una barriera fisica, ma uno scudo spirituale che permise la conservazione di lingua e fede ben oltre la caduta dei confini politici.
Le ricerche indicano che, sebbene alcune pietre siano databili tra il IV e il V secolo d.C., esse riflettono una persistenza culturale di matrice arcaica. In un'epoca in cui il Cristianesimo si imponeva come religione universale, i Friniati trasformarono le loro valli in un bastione di identità, preservando un sistema di credenze millenario. Per sopravvivere in questo nuovo mondo, tuttavia, la loro comunicazione dovette farsi invisibile, trasformandosi in un sistema di segni unico e inaccessibile ai profani.
La Scrittura come Rebus: La Crittografia del Sacro
La scrittura ligure non è un alfabeto convenzionale, ma un sofisticato "gioco sacro" basato sulle legature. I segni non si susseguono in linea retta, ma si fondono l'uno nell'altro, obbligando il lettore a un atto di interpretazione dinamica. Come sottolineato dagli studi epigrafici:
«Il sistema scrittorio dei Liguri muta secondo intenti figurativi e simbolici... l'impiego massiccio di legature e l'uso simbolico dei segni rendono la scrittura una vera e propria crittografia, con fini ludici e, soprattutto, religiosi.»
A Rocchetta Sandri, la scrittura si fa rebus: la composizione circolare di una delle pietre permette letture sovrapposte e stratificate, come ruo, druo, buo, utiuu e uituu. Questo labirinto di lettere non era un mero esercizio estetico, ma una necessaria misura di protezione. In un tempo di transizione forzata, la crittografia divenne il santuario dove nascondere gli Antichi Dei, rendendo la pietra un confine invalicabile tra chi conosceva il codice e chi vedeva solo graffi senza senso.
Il Grande Orologio del Cosmo: Senior e Iunior
Il cosmo ligure era concepito come un monumentale edificio girante, un meccanismo di precisione divina dotato di ingranaggi celesti che governavano il moto del sole e della luna. Al vertice di questo orologio cosmico sedeva il dio senior, il creatore polifunzionale e reggitore dell'universo tripartito (cielo, terra e oltretomba), assistito nel suo compito dal dio iunior, il giovane guerriero luminoso e fanciullo della luce.
Accanto a questa dualità, emerge la figura di Istios, l'oracularo dio "del popolo" e capostipite dei Liguri, spesso rappresentato in forma aviforme o con la testa d'uccello. Il mito narra un ciclo eterno: all'equinozio d'autunno, lo iunior cade prigioniero nel mondo sommerso, portando con sé il calore della vita. È solo a primavera che il senior interviene, decapitando simbolicamente la sovranità della morte sulla terra e liberando il giovane servitore. Questa resurrezione cosmica non era solo un evento astronomico, ma la promessa necessaria per la rinascita di ogni anima.
Segni di Luce: Dal Fango alle Stelle
Decifrare le pietre di Rocchetta Sandri significa immergersi in una preghiera scolpita. La figura circolare presente nei reperti non è solo una forma geometrica, ma un'allusione alla volta celeste e al viaggio delle anime: il cerchio più grande richiama l'autorità del dio senior, mentre quello interno, più piccolo, rappresenta lo iunior nel suo ciclo di morte e rinascita.
L'architrave di Casa Ciocci presenta invece una finta doppia croce, spesso confusa con simboli cristiani, che rappresenta in realtà la "colonna cosmica" su cui poggia il cielo, attributo fondamentale del senior. In queste iscrizioni, il termine ubutiou i emerge con una forza dirompente: composto da ubutio (mondo sommerso) e l'affisso u (fuori), si conclude con l'imperativo ligure i, che significa "Vai!". Il messaggio totale — "Fuori dal mondo sommerso, vai!" — è associato alla figura di un piccolo uccello con le ali spiegate, simbolo dell'anima o dello spirito psicopompo che risale dall'oscurità verso la luce.
Tale invocazione è strettamente legata al termine dusos, che identifica lo spirito o l'anima intesa come calore vitale e forza animatrice. In questo contesto, ogni incisione diventa un comando magico, un'esortazione affinché lo spirito umano, al pari del dio fanciullo, non resti prigioniero del fango ma risalga verso le stelle attraverso la colonna che sorregge l'universo.
L'Eredità delle Pietre: Una Speranza Scolpita
Il valore del ritrovamento di Rocchetta Sandri trascende il rigore dell'archeologia per toccare le corde più profonde dell'esperienza umana. Queste pietre sono il testamento di una visione ciclica dell'esistenza, una sfida lanciata alla morte attraverso la complessità del simbolo. In ogni "rebus" architettato dai Friniati vibra una speranza che non ha mai temuto il trascorrere dei millenni: l'idea che la fine sia solo una fase di un ingranaggio più grande.
Ancora oggi, osservando i segni consumati sulla facciata di Ca' 'd la Mariòcia, possiamo percepire l'eco di quella voce arcaica che, ostinatamente, continua a ordinare alla vita di spezzare ogni catena e risalire verso il sole.