Inverno
I miei ricordi di bambino mi parlano di inverni lunghi, freddi e con tanta neve, che sommergeva ogni cosa. Le famiglie con il "palozzo" di legno e con le "poiane" trainate dai buoi facevano la "rotta", aprivano cioè con tanto tempo e tanta fatica le poche vie di comunicazione esistenti, ognuna faceva il suo pezzo.
Negli inverni lunghi e lenti a passare, la maestria artigianale degli abitanti delle campagne si esprimeva al massimo: si facevano i pali per le vigne, si potavano i salici e coi loro viticci, a mano, si facevano numerosi utensili: "I coragh", cestoni per la raccolta dell'erba e delle foglie; "I gobi", ceste per raccogliere le pietre dai campi; "Le cavagne", cestoni più grandi portati a due mani, usati sempre per la raccolta delle pietre.
Le donne filavano la lana e la canapa e con queste fibre naturali producevano tutti gli indumenti e la biancheria di cui abbisognava la famiglia. Venivano prodotte in casa anche le scope. Tutto ciò che serviva alla sopravvivenza delle famiglie era frutto della creatività di queste persone, molte delle quali non sapevano scrivere nemmeno il loro nome, ma avevano grande saggezza e conoscenza.
L'inverno era duro da passare per chi aveva poco. Mi ricordo che alla nostra porta bussavano tante persone: non si è mai negato nulla a nessuno, in onore e rispetto di quel grandissimo senso di solidarietà che distingueva le genti di un tempo.
Primavera
Pian piano le giornate si allungavano ed il sole tornava a splendere, si usciva lentamente dal lungo e gelido inverno. In questa stagione si pulivano i pascoli boschivi dai cardi delle castagne, per permettere alle pecore ed alle mucche di potersi cibare: iniziava infatti il periodo dei pascoli.
Si facevano gli "scassi", si cercava cioè di aumentare la grandezza dei propri campi, rubando qualche centimetro ai terreni demaniali. Era un'attività furtiva poiché il rischio di essere scoperti e di prendere una multa, che nessuno si poteva permettere di pagare, era altissimo.
In questa stagione si seminavano l'orzo ed i ceci, che venivano poi tostati per fare un surrogato del caffè, ed il granoturco — in dialetto "furmantun". Negli orti si coltivava la canapa per i tessuti e la Malga per le scope.
Estate
Questa calda e bellissima stagione iniziava con la fienagione: l'erba veniva tagliata con la "frina" (falce), lasciata seccare al sole, più volte voltata con il forcone e poi con i carri trainati dai buoi portata nei fienili o raccolta nei pagliai.
A luglio il grano — una vera ricchezza per gli abitanti — maturava, si mietevano le bionde spighe con la msura per farne i covoni da ammassare nelle aie in attesa della mietitura. Il grano era alto poiché doveva produrre anche molta paglia.
In agosto nelle aie si batteva il grano a mano: con uno strumento detto "cerchia" si separava dalla paglia. Questo momento era un evento importante nella vita della popolazione: un giorno di fatica ma anche di festa.
Poi i campi venivano preparati per raccogliere le messi future, iniziava l'aratura. Questo lavoro durava un mese: il terreno veniva concimato con il letame e arato con i buoi, a seguito tutte le pietre uscite in superficie venivano raccolte e portate via con i "coragh" e le "cavagne", si sarebbero poi usati per costruire i muretti di cinta a secco. Si raccoglieva la malga, il granoturco e la canapa.
La canapa, allora molto diffusa nelle nostre zone, una volta raccolta si metteva a macerare nei pozzi dove si lasciava per un mese, dopo di che veniva battuta con un bastone, messa al sole ad asciugare in attesa di Santelli che la conciava per fare il "carzolo", renderla cioè pronta per la filatura. Filare la canapa non era un lavoro facile: per fare il filo si bagnava la fibra con la saliva e per averne tanta era d'uso tenere in bocca una castagna secca. Veniva inoltre separata la stoppa dal vero filato.
Autunno
Al ritmo inesorabile del tempo che scorre, le giornate tornavano ad accorciarsi ed i venti da nord — la Tramontana — a soffiare sulle montagne. Inizia la raccolta delle castagne, l'alimento principe della civiltà contadina. Si raccolgono anche le ghiande: nulla dei doni della natura veniva trascurato o sprecato, usate per l'alimentazione degli animali oppure tostate come surrogato del caffè (era amarissimo).
Poco dopo San Martino iniziavamo a raccogliere le foglie con i "coragh" per fare le lettiere agli animali: allora non si usava la paglia, era troppo preziosa poiché mischiata con il fieno originava la mistura, alimento base delle mucche.
E poi tranquillamente… si attendeva la neve.