Come eravamo

La Terra è Casa: Memorie di Ortica

Testimonianza di vita rurale nel dopoguerra

Queste testimonianze offrono un ritratto autentico della vita rurale nel dopoguerra, soffermandosi sulla necessità di trasformare le risorse naturali in beni essenziali. Il racconto descrive minuziosamente la lavorazione della canapa e dell'ortica, fibre vegetali che venivano raccolte, macerate e pettinate per ottenere filati resistenti.

Attraverso i ricordi di una quotidianità segnata dalla povertà e dall'ingegno, emerge l'importanza della tessitura domestica per la creazione di tessuti e sacchi. Le fonti mettono in luce come la terra e le piante spontanee rappresentassero una forma di sostentamento vitale per le famiglie numerose di un tempo.

Infine, la figura dell'ultimo tessitore celebra la sacralità del telaio e la libertà intellettuale che deriva dal preservare le antiche tradizioni artigianali.

La lotta contro la fame

Il periodo del dopoguerra è ricordato come un tempo in cui bisognava letteralmente "battere la fame". Le famiglie, spesso numerose e con genitori soli, sopravvivevano con una dieta poverissima: si mangiavano castagne cotte nel fuoco e, come unico companatico, si usava una sottile fettina di grasso o uno spicchio d'aglio.

L'esperienza della guerra e lo sfollamento

Le testimonianze ricordano la fuga verso le montagne, come a Lizzano, per scappare dai combattimenti e dal fronte tedesco. Per procurarsi il cibo, le persone dovevano mettersi in fila oltre la linea del fronte dove non c'erano i tedeschi; chi arrivava per ultimo spesso restava a mani vuote.

Il ritorno alla desolazione

Al termine del conflitto, le famiglie trovarono le case spogliate di tutto, poiché i tedeschi avevano requisito ogni risorsa disponibile, dal grano alle galline. La ripresa fu lenta e iniziò con la coltivazione dell'orto e la semina della canapa per i bisogni domestici.

Isolamento e autosufficienza

La vita era segnata da una totale mancanza di infrastrutture; le ferrovie erano distanti e i mezzi di trasporto quasi inesistenti. Questo isolamento obbligava le comunità a produrre tutto in casa, sfruttando ogni piccolo appezzamento di terra disponibile per la coltivazione.

Le dure condizioni del lavoro agricolo

Le famiglie erano numerose e i terreni coltivabili scarsi. Inoltre, i contadini dovevano cedere metà del raccolto al padrone del fondo. La produzione era messa a rischio da inverni rigidi che "rubavano il grano sotto la neve" e dalla mancanza di concimi chimici, sostituiti solo da quelli organici.

In questo contesto di resilienza, la terra non era solo fatica, ma rappresentava l'identità e la "casa" a cui si pensava con nostalgia quando si era lontani.

L'Ortica come risorsa di libertà e necessità

In un'epoca segnata dalla povertà estrema e dall'isolamento, dove i trasporti erano quasi inesistenti, la produzione domestica era l'unica via per soddisfare i bisogni primari. L'ortica, a differenza della canapa, non doveva essere seminata: cresceva spontaneamente "dietro i muri" e al fresco, rappresentando una risorsa gratuita e inesauribile.

Sebbene fosse considerata una pianta "misera" o fastidiosa, divenne fondamentale per creare sacchi, lenzuola e persino abiti, grazie alla sua fibra resistente e morbida.

Il legame indissolubile con la Terra e la Memoria

Per i protagonisti, come Rino Monari, la terra non è solo un luogo di lavoro, ma la "casa" a cui si volge il pensiero quando si è lontani. Il video documenta un tempo in cui la vita era scandita dai cicli della natura, come la raccolta dell'ortica a fine agosto e la sua successiva macerazione in acqua per venti giorni.

La sacralità dell'artigianato

La figura di Rino Monari, "l'ultimo tessitore di questo territorio", eleva la tessitura a una forma di filosofia di vita. Il telaio non è solo uno strumento meccanico, ma un oggetto quasi sacro, legato alla tradizione che lo vuole costruito in legno di noce.

La tessitura viene descritta come un atto che dona libertà e "anarchia", intesa come la capacità di seguire le proprie regole e passioni attraverso il recupero di antiche fibre e disegni.

La continuità storica

Attraverso la storia del mulino costruito nel 1800 e l'uso di macine in granito, il video sottolinea l'importanza di preservare tecniche che oggi rischiano di scomparire, ma che racchiudono un sapere millenario sulla sostenibilità e l'autosufficienza.

Il video racconta la trasformazione di una pianta umile in un "filo della vita" che intreccia necessità materiale, identità culturale e ricerca della libertà individuale.

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Guarda il video Memorie di Ortica e di vita · Gentile concessione Luisa Ciocci in memoria di Pasquale e Vanda Ciocci