Un manuale pratico tra doratura, bolo e velature
Siamo nell'intorno del 1860. L'Italia è appena riunita in una nazione. Nel silenzio di una vecchia bottega d'altri tempi, tra il profumo dell'olio cotto, della colla animale e della polvere di terra d'ombra, i maestri artigiani falegnami, Eugenio e Massimiliano Ferrari custodivano un sapere prezioso, fatto di gesti misurati, formule chimiche intuitive e trucchi tramandati di generazione in generazione.
Questo patrimonio di sapienza manuale riaffiora intatto dalle pagine di uno straordinario quaderno manoscritto, un documento di bottega che unisce la tecnica rigorosa della doratura e della decorazione lignea a una profonda storia familiare.
Il manoscritto si presenta come un vero e proprio prontuario tecnico, dove ogni fase della lavorazione artistica e decorativa è descritta con precisione chirurgica. Tra le pagine emergono i segreti della doratura a guazzo e a missione, tecniche fondamentali per impreziosire cornici, arredi e oggetti d'arte:
- La preparazione dei fondi: Dall'uso sapiente del gesso e della colla alla stesura del bolo (giallo, rosso o bianco), il terreno argilloso indispensabile per accogliere la foglia d'oro e consentire la successiva brunitura con pietre d'agata o di sanguigna.
- I trucchi della pittura decorativa: Ricette insolite ma geniali, come l'aggiunta di sapone ai pigmenti per renderli lucidabili con la pietra, o l'uso della pelle di pesce per levigare il legno e rimuovere ogni minima peluria prima della stesura dei mordenti.
- Le velature e gli inganni cromatici: Straordinarie le sezioni dedicate alla simulazione dei materiali preziosi, come la tecnica per velare l'argento con la meua o la vernice di Venezia per farlo sembrare oro, oppure l'uso del sangue di drago e dello zafferano per creare rossi trasparenti di straordinaria profondità.
Chimica empirica e sicurezza di bottega
Colpisce, sfogliando il quaderno, il livello di consapevolezza chimica degli antichi artigiani. Le ricette per le vernici a spirito più resistenti – a base di gomma lacca, ambra (careba) e gomma copale – venivano cotte con cautela utilizzando bagni di cenere o sfruttando il calore del sole estivo in fiaschi dal collo lungo.
Non mancano, del resto, note di prudenza insolitamente moderne: come quando, introducendo l'uso del salesaturno (acetato di piombo) come siccativo per il nero a olio, l'autore ammonisce esplicitamente di maneggiarlo con cura poiché "è velenoso".
Una storia di famiglia che attraversa i secoli
Oltre al valore tecnico-artistico, il manoscritto custodisce un'anima profondamente intima. Le note di possesso e le firme apposte nel corso del tempo raccontano il passaggio di questo sapere di padre in figlio, tra i fratelli Massimiliano ed Eugenio Ferrari, fino alla custodia devota di Amilcare nel 1915.
La copertina stessa, impreziosita dalla massima filosofica "Gnothi seauton" (Conosci te stesso) accompagnata dal commento "È difficile conoscersi da sé" e firmata da Aurelio Ferrari, trasforma questo quaderno in qualcosa di più di un semplice formulario. È il testamento spirituale e professionale di una stirpe di artigiani, un ponte tangibile tra la manualità del passato e la memoria di una famiglia che ha scelto di affidare alla carta l'eternità del proprio sapere.
Periodo: Circa 1860
Autore: Maestro Silvestro Bozzi di Pontremoli
Custode successivo: Amilcare Ferrari (1915)
Tecniche: Doratura a guazzo e a missione, decorazione lignea, vernici a spirito